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Lo Smart Working è un diverso spazio di relazione e di lavoro efficace: può permetterci di allenare le competenze necessarie a tirar fuori il meglio dagli altri e da noi stessi.

Un anno fa ci è arrivato addosso un grande cambiamento: non sapevamo quanto sarebbe durato, ma a distanza di un anno possiamo ormai dire che per tanti di noi il tempo-lavoro si è trasformato.

Lo schermo è diventato il nostro più usuale compagno di scrivania, e le attività che prima svolgevamo in ufficio, fuori sede o in sale riunioni, adesso si svolgono su una delle tantissime piattaforme online. Di certo, in tanti abbiamo notato che lavorare da casa è più sfidante, complesso, a volte irritante, o che abbiamo più difficoltà a motivare i nostri collaboratori, o sentiamo la necessità di controllarli di più.

E tuttavia, se assumiamo una prospettiva di auto-responsabilizzazione secondo una cultura del Coaching, possiamo chiederci: cosa posso fare intanto, io, per migliorare quella particolare relazione di collaborazione che mi sta sfidando?

È possibile allenare qualche competenza o strumento per potenziare i nostri collaboratori o motivarli anche in smart working?

La risposta, è assolutamente, si.

È probabile, infatti, che non basti solo il condividere spazi e presenza fisica per rendere efficace una relazione professionale o di collaborazione. E cosa allora?

Secondo uno schema circolare che si rinforza via via, una buona collaborazione si regge innanzitutto su 3 competenze fondanti, che spesso possediamo ma che possiamo continuare ad accrescere: la capacità di rinforzare la fiducia, la capacità di coinvolgere gli altri e la capacità di riconoscere e dare loro feedback.

Rinforzare la Fiducia

Una relazione, personale o professionale, non può esistere se crediamo che l’altro non meriti la nostra fiducia e quindi non gliene riconosciamo, e se al tempo stesso il nostro collaboratore, in ciò che fa, non riesce ad avere fiducia in sé.

In realtà, è molto frequente che nutriamo poca fiducia nell’altro perché spesso siamo eccessivamente concentrati a notare solo i suoi punti deboli o le sue mancanze. Al tempo stesso, che ce ne accorgiamo o no, questo viene in qualche modo percepito dall’altro, il quale quindi tenderà a comportarsi con resistenza nei nostri confronti, e persino a nutrire egli stesso scarsa fiducia in sé, depotenziando quindi anche le proprie azioni.

Ma come sarebbe, invece, se l’altro potesse nutrire una buona fiducia in se stesso e percepire al tempo stesso tutta la nostra fiducia in lui?
Cosa cambierebbe?
Probabilmente parecchio: è infatti chiaro, come avviene in tante buone prassi di Coaching, che quando una persona si sente investita di una buona dose di fiducia, tende senz’altro a rispondere ad essa con grande impegno e responsabilità, e al tempo stesso riesce a maturare una maggiore consapevolezza e fiducia nelle proprie potenzialità.

È quindi fondamentale allenarsi ad offrire vere occasioni che dimostrino la nostra fiducia negli altri, ossia che possano far sentire agli altri che crediamo in loro e nelle loro capacità di essere responsabili e autonomi.

Come posso, insomma, creare occasioni concrete che facciano arrivare all’altro veramente la mia fiducia, così che egli possa al tempo stesso manifestare e liberare veramente tutte le sue risorse?

Coinvolgere

In secondo luogo, se crediamo che sia importante la motivazione dell’altro, allora dobbiamo coinvolgerlo e avvicinarlo ai nostri obiettivi: non è necessario che il mio obiettivo diventi del tutto suo, che lo condivida in toto, ma sarà necessario che si senta tirato a bordo se vogliamo che lavori al massimo delle sue potenzialità.

La maniera più immediata e semplice di coinvolgere è utilizzare la Domanda: fare all’altro domande aperte, esplorative, maieutiche, capaci di far aprire ed esprimere liberamente il proprio pensiero (non mirate a chiedere conferma delle nostre idee), e poi ascoltarne le risposte con un ascolto attento e dedicato, è un modo per iniziare a creare nell’altro un coinvolgimento attivo e interessato, oltre che un’apertura di maggiore fiducia reciproca.
Ad esempio: Tu come lo faresti? Tu cosa ne pensi? Tu cos’altro ci vedi in questa situazione?

Dare Feedback

Infine, fondamentale per far esplodere il potenziale del nostro collaboratore è offrire periodici ed efficaci Riconoscimenti o Feedback: per iniziare, concentriamoci su tutte le qualità che possiede. Proviamo anche ad elencarle e alleniamoci a notarle, ad apprezzarle e a dimostrarle.

Il feedback può certamente riguardare anche aree di miglioramento, ma se dato in maniera costruttiva, specifica e riferito solo ai comportamenti, salvaguarda l’identità e la sicurezza dell’altro, mantenendone alti fiducia e coinvolgimento.

Ad es.: apprezzo molto la tua precisione in questo lavoro; trovo davvero utile questa osservazione; ti ringrazio per aver realizzato tutto prima della scadenza, mi è stato di grande aiuto: ora possiamo dedicare del tempo a migliorare alcuni dettagli…

Un riconoscimento utile può motivare in maniera molto forte poiché fa sentire l’altro “visto”, apprezzato e realmente stimato. Al tempo stesso, in questo modo anche la nostra iniziale fiducia andrà evolvendo e aumentando, creando una circolare ricaduta positiva su tutta la relazione.

Insomma, forse ancor più ora in smart working che prima, il nostro potere di incidere e migliorare le nostre relazioni professionali è enorme: questi semplici strumenti di Coaching ci danno un grande margine per fare la differenza nel supportare chi lavora al nostro fianco facendone brillare il potenziale, se davvero decidiamo di impegnarci a farlo.

Tirar fuori il meglio in Smart Working: nuove competenze
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