Dalle Convinzioni Limitanti alle Convinzioni Potenzianti con il Coaching

Dalle Convinzioni Limitanti alle Convinzioni Potenzianti con il Coaching

Come il Coaching può facilitare la scoperta e la trasformazione delle nostre convinzioni limitanti in potenzianti.

di Irene Granato

Quando si inizia un percorso di Coaching ci si può imbattere in quelle che vengono chiamate credenze o convinzioni. Ovvero giudizi e valutazioni che il coachee ha elaborato su di sé, gli altri e il mondo, da cui si generano stati d’animo, aspettative e pensieri, che possono a loro volta influenzare le sue azioni e i suoi comportamenti. Quando giudizi e valutazioni sono depotenzianti e disfunzionali, ovvero compromettono vita e relazioni, prendono il nome di convinzioni limitanti.

Le convinzioni rappresentano un tema importante nel Coaching in quanto sono cruciali al raggiungimento dell’obiettivo desiderato. Questo perché la presenza di convinzioni limitanti può tappare l’energia, la creatività e la capacità del coachee di valutare possibili alternative indispensabili per raggiungere il proprio obiettivo. Al contrario, la presenza di credenze potenzianti può stimolare l’espressione delle potenzialità, creando delle opportunità di autorealizzazione. Aprendosi ad una nuova convinzione potenziante il coachee, difatti, potrebbe addirittura essere in grado di utilizzare un ambito di talenti e potenzialità di cui fino ad oggi ignorava l’esistenza.

Come funziona una convinzione?

Le convinzioni prendono origine dalle esperienze passate e si formano a partire dall’interpretazione che diamo a queste esperienze. In generale succede che quando osserviamo degli accadimenti, li interpretiamo all’interno di una determinata cornice di riferimento (consolidata nel corso degli anni) e a partire da questa cornice emettiamo un nostro giudizio. Il problema è che il giudizio non sempre rimanere ancorato a quella particolare situazione ma viene spesso generalizzato e si estende al di là del contesto nel quale lo abbiamo elaborato. Il giudizio diventa quindi un filtro, una convinzione, a partire dalla quale iniziamo a leggere tutto ciò che ci circonda. È chiaro che l’interpretazione sarà diversa a seconda che si tratti di una convinzione limitante oppure di una convinzione potenziante.

Come un percorso di Coaching può esserci d’aiuto nel trasformare le convinzioni limitanti in potenzianti

Un percorso di Coaching può permettere al coachee di lavorare alla costruzione di un sistema di convinzioni più forte. Ciò vuol dire che il coachee potrà prendere consapevolezza del suo attuale sistema di credenze – più o meno limitante – e aprirsi a nuove convinzioni in modo da utilizzarle come una potente risorsa che lo faciliti nel raggiungimento della meta desiderata.

Il primo strumento importante che il Coach ha a disposizione è sicuramente l’ascolto empatico, ovvero un ascolto che pone il coachee al centro dell’attenzione, svincolato da giudizi e focalizzato sul processo. Grazie all’ascolto empatico il Coach può cogliere le trame sottostanti a ciò che il coachee racconta e individuare i modi ricorrenti attraverso cui lo stesso guarda la realtà.

All’ascolto empatico, naturalmente, si associano altri strumenti che accompagnano costantemente l’intero percorso di Coaching, come i feedback e le domande potenti; con questi strumenti il Coach può aiutare il coachee a 1. verificare l’utilità e il “ruolo” di una propria convinzione (esempi di domande: Quali possibilità ti preclude questa convinzione? Come cambierebbe la tua vita se fossi convinto di…?) 2. verificare il fondamento di una convinzione (esempi di domande: Cosa te lo fa pensare? Cosa ti fa pensare che sia vero?). Durante questo percorso una cosa è certa: il coachee ha una grande responsabilità e dovrà mettersi in gioco per raggiungere gli obiettivi desiderati.

Il coachee è protagonista attivo del percorso e lavora per dare massima espressione alle sue potenzialità. Questa assunzione di responsabilità da parte del cliente è il frutto di una importante teoria, la teoria sulla Biologia delle Credenze elaborata da Bruce H. Lipton (2007). Il biologo cellulare afferma che “non sono gli ormoni e i neurotrasmettitori, diretti dai geni, che controllano il nostro corpo e la nostra mente, bensì sono le nostre convinzioni a controllare il corpo, la mente e quindi la nostra vita”. Un pensiero straordinario e rivoluzionario che mette al tappeto il concetto di destino “predeterminato”. L’essere umano non è un effetto accidentale della realtà o del suo DNA ma piuttosto diventa protagonista pienamente attivo della propria vita.

Le intuizioni di Lipton sono state davvero illuminanti.

Cosa fa un Coach in presenza di convinzioni limitanti?

Compito del Coach è accompagnare il coachee ad aprirsi ad una nuova possibilità, ad una nuova convinzione potenziante, mettendo in dubbio la vecchia convinzione limitante. Per fare questo è necessario che il coachee inizi a costruirsi una nuova e più funzionale rappresentazione della realtà. Il primo passo per mettere in dubbio la vecchia convinzione è ricondurla all’interno del dominio di osservazione nella quale è stata creata. Ciò vuol dire che è indispensabile risalire alle esperienze e ai fatti originali che ne hanno determinato l’esistenza. Il metodo del coaching mette al servizio di questo scopo diverse domande potenti da rivolgere al coachee: Cosa te lo fa pensare? Cosa ti fa pensare che sia vero? Quali prove hai per dichiarare questa convinzione? Quando il coachee si apre a nuove possibilità, l’esperienza diventa sicuramente generativa ed esplorativa e lui stesso sarà disponibile a mettere in atto nuove azioni che lo porteranno al cambiamento.

 

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